venerdì 14 settembre 2012

Da Verrès a Pont St. Martin: una tappa fatta con... gusto!

Fausto HoneOggi affronteremo la tappa più breve del nostro tragitto dal Gran San Bernardo a Vercelli.
Oltre ad essere breve, due fattori faranno sì che sia un tranquillo cammino: l’altimetria decisamente meno impegnativa che nelle tappe precedenti ed il tempo che almeno oggi è decisamente favorevole al cammino: non piove e la temperatura è gradevole.
Lasciamo Verrès alle nostre spalle e ci incamminiamo lungo un sentiero molto ben curato che costeggia  la Dora.
Oggi la statale sarà, per lunghi tratti, silenziosa guida, alla nostra destra, del cammino.
Trascorso poco tempo dalla nostra partenza, attraversiamo il comune di Arnad.
Qui abbiamo l’occasione di scambiare due parole con una persona anziana che sta facendo pulizia fuori da un capannone.  
Veniamo così a conoscenza che ha esercitato per lungo tempo la professione di falegname.



Falegnameria, qui si sono fatte quasi tutte le travi del paese
Con molto orgoglio indicando il paese alle sue spalle ci dice che quasi tutti i tetti sono costruiti con le travi prodotte dalla sua falegnameria. 
Ci dice che il legno utilizzato per la costruzione è tutto legno di castagno, che proviene dalle piante della zona che lui stesso provvedeva a tagliare, seguendo scrupolosamente le fasi lunari. Se non erro, ci ha riferito che il legno per costruzione deve essere tagliato in luna calante, mentre quello per alimentare il camino in luna crescente... o forse era il contrario. Sta di fatto che i tetti fatti con le sue travi sono sempre solidi. Ora fa dei lavoretti saltuari per la gente del posto, anzi per gli amici, forse più per impegnare il suo tempo che per un reale guadagno.
Vecchio torchio
Ricorda i tempi della sua giovinezza (ora ha 75 anni), quando nella zona operavano almeno sei o sette falegnamerie; ora, oltre alla sua, ne esiste un’altra, ma lavora con legnami importati.
Il suo rimpianto è il fatto che i figli abbiano deciso di fare gli impiegati, certo un lavoro più comodo e forse più remunerativo, ma sicuramente più anonimo.
Una delle tante cappelle
dedicate a San Rocco
Ha però la speranza che i nipoti si “innamorino”  del suo mestiere e continuino l’attività. In fondo credo che sia questa la molla che lo fa continuare ostinatamente a tenere aperta la sua falegnameria. Io e Rossana gli auguriamo che il suo sogno si avveri. Salutiamo e lui continua nel suo lavoro.
Tutto questo nel paese di Arnad, dove, secondo la guida, si può visitare la chiesa romanica di San Martino, del XII secolo. Forse se uno giunge qui la domenica... ma oggi la chiesa è chiusa! Quello delle chiese chiuse è un problema per il pellegrino. Questo per due motivi: la chiesa aperta offre la possibilità di un “incontro”, anche per conto terzi, con Lui. Capita spesso che, venuti a sapere che si parte per un pellegrinaggio, molte persone ci affidino delle richieste per loro o per alcune persone care. La Chiesa aperta favorirebbe la “trasmissione” di queste richieste. La seconda, molto più pratica per il pellegrino, è la possibilità di sostare al coperto, al riparo dalla pioggia o al fresco.
Echallod; ponte sulla Dora
In compenso lungo la via vediamo un bellissimo esemplare di torchio, riparato da una struttura, a ricordo della vocazione contadina della zona.
Passato Arnad, riattraversiamo la Dora passando sul ponte di Echallod. Stranamente non si sa con precisione quando è stato costruito. Accantonata la possibilità che sia del periodo romano (la strada delle Gallie non passava di qui), rimane il dubbio se sia medievale, ricostruito nel settecento, oppure del settecento. Quello su cui tutti concordano sono le date: tra il 1770 ed il 1776 vi furono maestranze all’opera su quel ponte. Quello che oggi è certo che l’attuale costruzione è anteriore al 2001, in quanto in quell’anno l’alluvione lo ha praticamente distrutto.
Ora il ponte è stato sistemato e consente solo il transito pedonale.
Buon appetito!
(Uhmm... ho fatto più fatica a reperire informazioni che ad arrivare fino al ponte!).
Il sentiero ora corre (forse il sentiero corre, noi camminiamo tranquilli) accanto all’autostrada e la nostra stella polare, è sullo sfondo il forte di Bard. Imponente struttura militare a difesa della valle, il forte è stato ricostruito dai Savoia dopo che era stato demolito da Napoleone.
Ricordate? Napoleone aveva passato le Alpi attraversando il passo del Gran San Bernardo con 40.000 uomini, ma giunto all’altezza di Bard fu costretto dalla guarnigione del forte a fermarsi per due settimane, fino alla capitolazione del forte, resa che avvenne con l’onore delle armi.
Giungiamo nel paese di Hone. Breve vista e ricerca del bar.
Fortunatamente lo troviamo, ed è pure aperto! Entriamo è la cosa che ci colpisce è un muro interamente coperto da prosciutti. Attimo di indecisione: caffè o panino con prosciutto? Nessuno dei due, una signora che assiste al nostro dilemma ci consiglia di farci fare un bel tagliere con vari tipi di prosciutto. Possiamo forse non seguire il “buon consiglio”?
Detto fatto. Eccoci seduti in veranda con un tagliere e tre tipi di prosciutto che la padrona ci descrive: uno è il famoso prosciutto di Saint Rhemy en Bosses, un DOP prodotto con maiali locali ed erbe alpine; gli altri due sono un po’ meno famosi e qualificati, ma ugualmente saporiti ed appetitosi!
Il forte di Bard
Ci dice pure con quale ordine mangiarli: dal meno pregiato al più pregiato, naturalmente.
Terminata la sosta con un caffè, al momento di pagare, chiediamo dove sia possibile acquistare un tipo di pane che avevano mangiato poco prima.
Il pane, fatto con farina nera, conteneva frutta secca, fichi e castagne. Una volta era molto comune nella zona: era il dolce della festa. Ora lo fa solo una panetteria, un solo giorno alla settimana. Fortunatamente il giorno è proprio oggi! Ne approfitteremo per acquistarne una forma. Il cammino è anche questo: recuperare i sapori antichi propri delle zone che stiamo attraversando.
Il paese di Bard è un bel paese, di stile medievale, con auto quasi assenti, per cui è un piacere attraversarlo.
Bard: via centrale
Verso la fine della nostra tappa, ecco un tratto della strada delle Gallie. Qui passiamo non solo dove sorgeva il tracciato, ma sulla strada originale, vecchia di 20 secoli. In particolare siamo in corrispondenza della “XXXVI milia”, fatto confermato dall’iscrizione sulla colonna; si possono anche vedere i solchi lasciati dai carri che vi sono transitati.
Tratto originale
Via Romana delle Gallie
Le montagne attorno sono coltivate a vigne, sembra quasi che i filari vogliano arrampicarsi fino alla cima per sfruttare ogni metro di terreno, ci viene da pensare come sia faticoso il lavorare in queste condizioni, ma mantenere viva la vite, anche se questo costa molto sacrificio, viene ripagato con l’integrità che hanno questa valli e queste montagne.  
Point St. Martin è all’orizzonte. Un ultimo sforzo e siamo alla fine di questa “gustosa” tappa.

Con l’arrivo a Point St. Martin abbiamo concluso il tratto valdostano della Via Francigena, con tappe abbastanza difficoltose, ma molto panoramiche e, tranne rare eccezioni, ben segnalate con il segnavia 103.
Quello che, a nostro giudizio, è un po’ carente è la possibilità di passare la notte in posti “pellegrini”.
Credo che se gli enti del territorio aumenteranno l’offerta di ospitalità cosiddetta “povera”, si avranno molti più pellegrini sulla Via, con benefici reciproci.

Vigneti
  
Dettagli della tappa: Da Verrès a Pont St. Martin

© Foto Fausto Dellapiana & Rossana Azzola 2012

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