martedì 15 dicembre 2015

Alla maratona di Reggio Emilia ho ritrovato l'amico!

Correre una maratona è per me gratificante; correrla in compagnia di un amico lo è ancora di più! Se poi l'amico con il quale la corri è uno di quelli di cui ultimamente si “erano perse le tracce”, l'evento, parafrasando una nota pubblicità, “... non ha prezzo!”.
Anni ottanta. Chi correva una maratona allora era considerata una persona “non proprio normale”; la distanza era vista quasi come il limite estremo che una persona normale poteva raggiungere. Oggi sappiamo che non è più così, anzi la distanza di 42,195 chilometri viene considerata da molti come una distanza “corta”. Non entro in merito alla questione. È in quegli anni che è nata l'amicizia tra me ed Alfonso, conosciuto ad una maratona e più precisamente alla “Maratona della Valle Seriana” (vi dice qualcosa questa maratona?). Come spesso accedeva allora, la condivisione della fatica faceva sì che si iniziassero amicizie. Allora non c'erano “diabolici strumenti di misurazione”, non si controllava ad ogni passo la frequenza cardiaca (“Sono ancora in soglia ….”), non si discuteva sulla posizione di ogni cartello di segnalazione della distanza (“... Questo chilometro è sbagliato...”), non si cercava aiuto dal cielo (“... il mio xxx non ha ancora agganciato il satellite...”). 
Allora si correva e si … socializzava. Ecco come è nata la nostra amicizia: in corsa.
Maratona di Carpi
- 1990 -
Da quella prima gara molte altre maratone ci hanno visto affiancati, sempre pronti ad aiutarci e ad incoraggiarci a vicenda, insieme dall'inizio alla fine. Le gare molte volte erano l'occasione per trascorrere qualche giorno lontani da casa, all'inizio solo noi due, poi con Paola e Rossana. Ricordo con particolare emozione l'inizio del nuovo secolo: tutti e quattro sulla rocca di Assisi ad ammirare la pianura illuminata da centinaia di fuochi artificiali. Noi avevamo corso l'ultima maratona del ventesimo secolo: la “Maratona di Assisi”. Con il passare del tempo le nostre strade (almeno in maratona) si sono divise. Se sommiamo i nostri tempi totali, la somma poteva risultare grosso modo identica, solo che Alfonso aveva abbassato il suo di circa trenta minuti ed io avevo alzato il mio dello stesso tempo.
Ma veniamo alla maratona di Reggio Emilia 2015. Alfonso mi raggiunge dopo circa un paio di chilometri e mi dice la storica frase: “Oggi corro la maratona con te!”. Frase che ho sentito decine di volte pronunciare da molti. Rallenta e per qualche centinaia di metri si rimane affiancati. Poi piano piano si allontana. Troppo diverse le nostre andature. Non ci crederete, ma sono sollevato: so che ha preparato con scrupolo questa maratona ed il suo obiettivo è arrivare non molto lontano dal figlio Ivano. “La solita storia, le solite promesse da marinaio” dice una vocina dentro di me. Ma... al primo ristoro vedo Alfonso al lato della strada: fermo! Il primo pensiero è che gli sia capitato qualcosa, per fortuna non è così. “Dov'eri finito?” mi dice. Nella foga della gara non si era neppure accorto di avere allungato. “Oggi la voglio fare con te questa maratona”. Nessun problema; l'importante è che sia io a stabilire il passo. Così facciamo. Ritmo buono (per me), forse (anzi, sicuramente) lento per lui, ma che offre una grande possibilità: si può chiacchierare. Come se il tempo non fosse passato, ci ritroviamo a correre affiancati. Molti ricordi ritornano alla mente...
… la maratona di Vedelago, dove Alfonso corse per la prima volta con un tempo inferiore alle tre ore;
Maratona di Firenze
- 1997 -
… la maratona “La Campagnola”, corsa in una giornata di molto vento, quando Alfonso, con molta naturalezza, mi disse: “Mettiti dietro, che ora tiro io e ti riparo dal vento”; viste le nostre stature, chi correva con noi si fermò per le risate!
Via via i ricordi si fanno più recenti. Ecco quindi ricordare l'amico Mario, che non c'è più; quello che è stato non solo un valido atleta, non solo uno dei fondatori della Società “Atletica Castel Rozzone”, ma anche una figura di rilievo nel suo comune, nota a tutti per disponibilità e capacità per il bene comune. Alfonso ora segue le sue orme, non solo come presidente della Società, ma anche nel percorrere la rotta tracciata da Mario. Passa il tempo, passano i chilometri, leggeri leggeri... Verso il trentesimo chilometro, ecco che Alfonso dice la fatidica frase: “Alura fa andà i gambe!”. Era da molto che non sentivo questa frase. Evabbè, ascoltiamo l'amico, non ascoltiamo la schiena. Piano piano aumentiamo l'andatura, piano piano superiamo gli atleti che ci precedono. Da lontano sentiamo la voce dei Nomadi che ci richiama come fossero Sirene; il 35° chilometro è vicino. Il suono della musica si affievolisce e la strada improvvisamente si fa ondulata: siamo nel parco, il 40° chilometro è dietro l'angolo. Ecco ora vediamo la cupola della Basilica: il traguardo è a portata di mano. Paolo compare sullo sfondo, la voce di Roberto ci fa capire che anche la ventesima maratona di Reggio Emilia è terminata!

Grazie, Alfonso, ora avrò altri ricordi da porre nel cassetto!




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