venerdì 27 febbraio 2026

La solitudine del maratoneta

Premessa.

Questo post non è frutto di un mio scritto, ma la riproposizione di un articolo pubblicato dal sito Runlovers.it (qui il link all'articolo originale). Avrei potuto, come fanno molti, prendere spunto da questo scritto, modificarne alcune parti oppure più semplicemente ripubblicarlo senza nulla dire, ma non mi sembra corretto. Devo dire che l'articolo rispetta esattamente le mie idee riguardanti la corsa in solitaria, idee che si sono radicalizzate con le restrizioni dovute al “malo male”, dove correre in solitaria era diventato un obbligo. Correre in solitaria, per me che non guardo a tabelle da rispettare per gli allenamenti, permette di “resettare” la mente e correre senza pensieri o meglio focalizzare i pensieri su qualche problema. Mi è capitato spesso durante il mio periodo lavorativo di trovare soluzioni in pochi minuti, soluzioni che non trovavo in ore di lavoro. Ora le soluzioni da trovare sono più semplici; beh, a volte, durante le mie corse solitarie ora i problemi riguardano i post da scrivere.

Molte volte è l'argomento da trovare, altre volte, trovato l'argomento, è come impostare il post, quali fonti consultare, cercare o creare immagini da inserire. Sono certo che leggendo il post molti di voi sapranno ritrovarsi.

P.S. Non bisogna essere maratoneti per poter correre in solitudine. Certo che correndo una maratona il tempo per essere con se stessi e maggiore, beh, nel mio caso forse troppo!

La solitudine del maratoneta: elogio dei chilometri corsi da soli con i propri pensieri

In un mondo iper-connesso, la corsa in solitaria è un atto di ribellione. È lo spazio sacro dove il rumore tace e i pensieri finalmente trovano il loro ritmo naturale. Una terapia in movimento

Correre da soli non è un atto di isolamento, ma il recupero di uno spazio sacro dove il rumore del mondo finalmente tace.

  • La corsa in solitaria è una solitudine fertile, ben diversa dalla triste condizione dell’isolamento sociale.

  • Ispirandosi a Sillitoe, il maratoneta trova nella strada un luogo di reale privacy in un’epoca iper-connessa.

  • Il “long run”, la corsa lunga, agisce come una forma di pulizia mentale e manutenzione dell’anima.

  • Muoversi nello spazio aiuta a sbloccare i pensieri, trasformando ogni chilometro in una soluzione a un problema.

  • Stare bene con se stessi mentre si corre è una competenza che richiede pratica e pazienza.

  • La corsa diventa così un appuntamento con se stessi, dove il ritmo del respiro detta l’agenda della giornata.

La solitudine del maratoneta: elogio dei chilometri corsi da soli con i propri pensieri. Un’immagine tipica di chi corre è quella del gruppo, della pacca sulla spalla, del sudore condiviso e della chiacchiera che aiuta a far passare i chilometri senza sentire la fatica. È una bellissima immagine, sia chiaro. Ma esiste un’altra dimensione, più silenziosa e forse più onesta, che somiglia molto a quella descritta da Alan Sillitoe nel suo celebre racconto. È quella condizione in cui, varcata la soglia di casa, non c’è nessuno ad aspettarti all’angolo della strada. Ci sei solo tu. E, paradossalmente, è proprio lì che inizia il bello.

Solo io, la strada e il ritmo. Quando corri da solo, il mondo cambia scala. Non devi più adattare il tuo passo a quello di qualcun altro, non devi modulare il respiro per riuscire a chiacchierare, non devi fingere che quella salita non ti stia spezzando le gambe. Sei tu, nudo di fronte alla tua fatica. Il ritmo non è più un numero sul GPS, ma diventa un battito interno. È una sorta di metronomo biologico che ti dice esattamente dove sei e come stai. In questa bolla, la strada smette di essere un nastro di asfalto che collega A a B e diventa un palcoscenico privato, dove l’unico spettatore è il tuo respiro.

La solitudine non è isolamento: è un appuntamento con te stesso. Spesso confondiamo la solitudine con l’isolamento, ma tra le due corre la stessa differenza che passa tra una scelta consapevole e una condanna. Correre da soli è una “solitudine fertile”. In un’epoca in cui siamo costantemente bombardati da notifiche, email e urgenze altrui, decidere di sparire per un’ora o due è un atto di cura per se stessi. È l’unico momento in cui la tua attenzione non è in vendita. Non stai scappando dagli altri; stai semplicemente andando a trovare te stesso, quell’inquilino un po’ trascurato che vive nella tua testa e che ha bisogno di essere ascoltato senza interferenze.

Il “long run” domenicale come pulizia mentale. Il “long run”, ovvero la corsa lunga che solitamente occupa la domenica mattina, è il rito di manutenzione più efficace che conosca. Non serve solo a preparare i muscoli ai quarantadue chilometri della maratona; serve a svuotare il cestino della carta straccia mentale accumulata durante la settimana. All’inizio della corsa, i pensieri sono affollati, rumorosi e disordinati. Ma dopo un’ora di movimento costante, accade qualcosa di magico: la polvere si deposita. La mente, cullata dal movimento meccanico e ripetitivo delle gambe, smette di urlare e inizia a sussurrare. È una forma di igiene profonda che nessun centro benessere può offrirti.

Risolvere i problemi un chilometro alla volta (il pensiero in movimento) Hai presente quando sei bloccato su un problema in ufficio o su una decisione personale che non riesci a prendere? Ecco, il segreto non è fissare lo schermo del computer, ma metterti le scarpe e uscire. Esiste una connessione profonda tra il movimento delle gambe e quello delle sinapsi. Mentre corri, il pensiero diventa fluido. Le idee che sembravano incastrate iniziano a scivolare via. Non è che corri per pensare, è che il pensare è una conseguenza naturale del correre. Spesso torni a casa con la soluzione in tasca, senza nemmeno ricordare il momento esatto in cui l’hai trovata. È il potere del pensiero cinetico.

Impara a stare in compagnia dei tuoi pensieri. Stare da soli richiede allenamento, proprio come le ripetute in pista. All’inizio può fare paura. Il silenzio può essere assordante e i tuoi pensieri potrebbero non piacerti sempre. Ma se hai la pazienza di superare i primi chilometri di disagio, scoprirai che sei un’ottima compagnia. Imparare a stare bene con se stessi mentre il cuore batte forte è una lezione di umiltà e di forza. La solitudine del maratoneta non è un peso, ma un lusso. È la libertà di essere esattamente chi sei, senza maschere e senza pubblico, mentre il mondo, là fuori, continua a correre senza mai arrivare da nessuna parte.

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