martedì 24 febbraio 2026

Il Comitato come il Marchese?

Dopo aver corso gare che ricordano tristi fatti passati (Giornata della Memoria, Giorno del Ricordo), avrei voluto correre una gara che ricordasse fatti più allegri. Nel mese di Febbraio di un lustro fa il malo male chiudeva gli italiani in casa con non buone aspettative future. L'anno dopo le timide aperture, le prime gare con tutte le precauzioni del caso richiamavano gli atleti alle vecchie abitudini, seppure correndo “mascherati”, maschere che richiamavano alla memoria quella che per anni è stata, se non la prima, di certo la più partecipata “Maratona dei Luoghi Verdiani” (poi divenuta “Verdi Marathon”), dove negli ultimi chilometri si correva sulle note di Verdi ed all'arrivo si era accolti da bambini festanti che lanciavano coriandoli e si potevano recuperare le forze assistendo tranquillamente alla sfilata di carri allegorici. Un fatto mi ha … fatto cambiare idea e correre la mia “Maratona per la PACE”, ossia la squalifica (vedi) dell'atleta ucraino Vladyslav Heraskevych, invocando la regola 50 (la quale proibisce dimostrazioni e propaganda politica, religiosa o razziale).
Non ci sarebbe nulla da eccepire se il Comitato mettesse in pratica sempre le regole che si è dato. Ma non è così. Lo dimostra il fatto riguardante la selezione dei tedofori. Per i Giochi di Milano Cortina 2026, il documento di riferimento che elenca esplicitamente l'esclusione di soggetti condannati per doping è il regolamento dei termini e condizioni per i tedofori:  Torchbearers Terms & Conditions | Milano Cortina 2026, dove si evince il divieto per atleti dopati. Nella sezione dedicata ai criteri di esclusione (solitamente sotto la voce "Eligibility" o "Selection Process"), il regolamento specifica che sono esclusi dal processo di selezione: coloro che sono stati condannati per doping ("those who have been convicted of doping"). Questo non è successo, nonostante organi di stampa avessero messo in evidenza con largo anticipo la presenza di atleti che non avrebbero potuto essere selezionati. Io non entro nel merito, se un casco con le immagini di giovani atleti morti in una guerra in difesa del proprio paese o peggio ancora vigliaccamente uccisi da missili, pur essendo lontani centinaia di chilometri dal fronte possa essere considerato una manifestazione o propaganda politica, religiosa o razziale, mi limito solo a constatare che, se ci sono delle regole, queste vanno sempre applicate, visto che è lo stesso Comitato. Ho deciso quindi di ricordare non solo il gesto dello skeletonista ucraino Vladyslav, ma di correre una maratona e quindi avere la possibilità di scrivere il post. Mi sembra anche giusto ricordare gli atleti che erano raffigurati sul casco. Certo, qui il fatto non ha molto risalto, visti i soli miei quarantadue lettori. 

Tra gli atleti raffigurati sul casco figuravano: Dmytro Sharpar, pattinatore di figura di 25 anni, ucciso in combattimento vicino a Bakhmut nel 2023; Yevhen Malyshev, biatleta di 19 anni, morto nei pressi di Kharkiv all'inizio del conflitto; Alina Perehudova, sollevatrice di pesi adolescente, uccisa durante l'assedio di Mariupol; Volodymyr Androschuk, atleta di atletica leggera (decathlon), morto in combattimento nel gennaio 2025; Pavlo Ishchenko, pugile; Oleksiy Lohinov: Giocatore di hockey su ghiaccio. Oleksiy Habarov: Tiratore a segno. Mykyta Kozubenko, tuffatore e allenatore; Daria Kurdel, ballerina e atleta; Ivan Kononenko, attore e atleta. A loro l'onore in questo caso non per aver vinto una medaglia alle olimpiadi. 

A questo punto mi sembra corretto anche spiegare il titolo, come sempre un po' criptico. A chi mi riferisco quando richiamo il Comitato è chiaro e sono certo che tutti l'avete capito: è il CIO (Comitato Olimpico Internazionale), mentre è più difficile capire a chi si riferisce Marchese. No, non mi riferisco all'inventore delle Olimpiadi moderne De Cubertin, a cui molte volte viene assegnato erroneamente il titolo, lui era barone. Mi riferisco al marchese del Grillo ed in particolare, vista la situazione descritta sopra, alla sua famosa frase riportata nel video.

Lascio al lettore l'interpretazione.

Ma veniamo alla mia “Maratona per la Pace”. Giornata ideale per correre: un pallido sole quasi primaverile ha preso il posto delle piogge degli ultimi giorni. Il percorso della mia gara, lasciata la “confort zone” del Parco Callioni (dove la macchina parcheggiata faceva da riferimento per i ristori), si snoda tra Treviolo e Bergamo. In questa stagione però vi è un problema: le fontanelle, per evitare rotture in caso di gelo, sono chiuse. Ecco quindi che il percorso viene deciso in relazione a quelle poche che erogano acqua continuamente e quindi è difficile che gelino. Questo mi obbliga a correre anche nel salotto buono di Bergamo, il Sentierone, in mezzo a molti che passeggiano in tutta tranquillità. Mi accorgo però, con mia grande sorpresa, che vi sono altri atleti che stanno facendo quasi il mio stesso percorso e questo è positivo. Molti di questi saliranno verso Città Alta, per il classico percorso lungo le Mura Venete. Naturalmente, vista la salita, li lascerò al proprio destino. Sulla via del ritorno però anche io dovrò affrontare tratti di salita per raggiungere la fontanella situata presso la Madonna del Bosco, percorso obbligato per … rifornimento. Ritorno verso Treviolo passando da Curno (fontanella). Alla fine il tempo sarà, avendo anche camminato alcuni tratti verso la fine, di 5h 28' 06” per km 42,630 (passaggio alla classica distanza della maratona 42.195 metri 5h 24' 42”).

È con grande soddisfazione ed orgoglio che termino questo post, che parla di caschi, scrivendo di un “mio” quasi compaesano, il bergamasco Federico Tomasoni, che sale sul podio olimpico con un argento che pesa molto più di una medaglia. Sul casco di Federico, in mezzo alla bufera di neve, spicca un sole: è il simbolo della fondazione Matildina4Safety, creata dalla famiglia di Matilde Lorenzi per promuovere la sicurezza nello sci dopo la sua scomparsa. La sciatrice azzurra, fidanzata di Federico, è morta il 28 ottobre 2024 a 19 anni in seguito a una caduta durante un allenamento di gigante in Val Senales. Quel sole non è un semplice logo, ma una dedica silenziosa, un modo per “portarla con sé” in pista, come ha ripetuto più volte l’atleta. Al termine della gara, con l’argento al collo, Tomasoni manda un bacio verso il cielo, un gesto che in molti hanno interpretato come un saluto diretto a Matilde. In passato, l’azzurro aveva scritto “Sarai per sempre il mio sole”, parole che oggi si materializzano proprio su quel casco e su quella medaglia. L’argento diventa così una medaglia “per due”: per Federico che lotta per un sogno personale e per Matilde, che resta al centro del suo percorso sportivo e umano. Una medaglia che unisce risultato sportivo e memoria, trasformando un casco colorato in un simbolo di lotta, resilienza e amore.

P.S. Il post è pubblicato esattamente 4 anni dopo l'invasione della Russia all'Ucraina: ore 05.00 24 febbraio 2022!

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