Da ultimo pubblichiamo il discorso del candidato Sir Marathon - Lupo solitario -.
Mentre stiamo scrivendo questo post la commissione sta valutando a chi assegnare il Premio Nobel per la Pace (animale), vedremo se il nostro candidato sarà il vincitore!
(anche per il testo di questo discorso ringraziamo Intelligenza Animale per avercelo fornito in anteprima)
Discorso politico di candidatura di Sir Marathon al Premio Nobel per la PaceAmiche e amici, runner, camminatori, spettatori capitati qui per sbaglio,
oggi non vi parlo da atleta. Non vi parlo da blogger. Non vi parlo nemmeno da persona che ha ancora sensibilità nei quadricipiti. Oggi vi parlo da candidato alla pace. Perché la pace, diciamolo chiaramente, non nasce nei palazzi, nasce sulle strade, nasce nei parchi, nasce ai ristori… dove perfetti sconosciuti condividono sali minerali senza chiedersi per chi hai votato.
Il nostro programma per la Pace (in cinque punti fondamentali)
1. Più
ristori, meno tensioni.
Un mondo con più acqua, arance e
biscotti secchi è un mondo che litiga meno.
È una verità
scientifica che nessuno ha ancora studiato, ma che tutti dopo il
trentesimo chilometro comprendono perfettamente.
2. Inclusione
totale: nessuno resta indietro… tranne il GPS.
Nel
nostro mondo di pace non contano i tempi, contano le persone. Contano
quelli che partono forte, quelli che partono piano, e quelli che
partono bene e poi si chiedono perché. Perché la vera pace è
aspettare l’amico che ha i crampi senza guardare l’orologio.
3. Diplomazia
del sorriso sofferente.
Quando due runner si incrociano
al chilometro 38 non si parlano. Si scambiano uno sguardo. Ed è
uno sguardo che dice: “Non so chi sei, ma ti rispetto
profondamente.” Questa, signori, è integrazione internazionale
di altissimo livello.
4. Investimenti
nella memoria e nella solidarietà.
Correre per
ricordare, correre per aiutare, correre per sostenere: questa non è
beneficenza occasionale, è politica sociale in
scarpe da running. E io vi prometto che
continuerò a correre finché ci sarà qualcuno da ricordare e
qualcuno da aiutare… o finché il ginocchio sinistro lo permetterà.
5. Dialogo
continuo con i cittadini (anche quelli in macchina).
Io
parlo con tutti: con i runner, con i volontari, con gli automobilisti
bloccati al semaforo. Alzo la mano, sorrido, chiedo scusa. E se
questo funziona nel traffico della domenica mattina, signore e
signori, può funzionare anche tra le nazioni.
Appello finale agli elettori del mondo
Amiche e amici, non vi prometto che fermerò tutte le guerre. Ma vi prometto che continuerò a correre finché qualcuno penserà che correre per la pace abbia ancora senso. Vi prometto più chilometri di solidarietà, più sudore condiviso, più fotografie storte al traguardo e più storie da raccontare. Perché la pace non è uno sprint. La pace è una maratona. E io, modestamente… sono già allenato.
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| Sir Marathon - Lupo Solitario |


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