martedì 3 marzo 2026

Non solo cascate sul casco

Domenica 1 marzo. Nessuna gara, anche in solitaria in programma, e quindi nessun post da scrivere. Pensavo di correre sotto i raggi del primo pallido sole senza affanno e soprattutto senza pensieri. Amara sorpresa, appena aperta la finestra: sole assente ed in compenso una foschia, che in alcuni tratti sembrava nebbia; non quindi una giornata che anticipava la primavera ormai alle porte, ma un giornata che ricordava le fredde giornate di novembre. Naturalmente non si rinuncia alla mia santificazione “laica” della domenica con una corsa, cambio di indumenti, ma non cambio di programma. Uscito da casa la prima cosa da decidere è stata la distanza, non troppo lunga e neppure troppo corta; questo in previsione della maratona di Brescia che correrò tra sette giorni. Quindici chilometri mi sembra un buon compromesso. Sarà la giornata nebbiosa, ma anche se mi ero riproposto di correre “con la testa libera”, non sono riuscito a farlo. Un primo pensiero, ripensando all'ultimo post scritto, è stato quello che riguardava gli atleti riprodotti sul casco dell'atleta ucraino. Nel post avevo inserito i nomi di alcuni atleti, ma non di tutti. Ecco la prima cosa da fare: affinare le ricerche per poter inserire gli atleti mancanti.
Mi fermo e prendo nota: da qualche tempo nel mio marsupio, oltre a qualche gel, ho pure inserito “carta e penna” per prendere appunti. Per la verità, non una penna biro, ma una matita. Eh, sì, matita! Esattamente come molti giornalisti che sono sul campo in Ucraina, anche io uso la matita. Non è certo un vezzo, può spuntarsi, ma è più facile fare la punta ad una matita che non poter scrivere perché si è gelato l'inchiostro delle biro. Questo è testimoniato da giornalisti che operano in condizioni estreme, con temperature che molte volte raggiungono i meno 20°. Pensando al casco, mi sono tornati in mente fatti che riguardano le Olimpiadi. Ad esempio la caduta di stile del telecronista nella cerimonia di apertura delle Olimpiadi, che ha causato una cascata di commenti negativi, non solo in Italia, ma nel mondo intero. Una brutta figura dovuta non solo e non tanto alla assoluta impreparazione del telecronista, ma anche al fatto che, come il Marchese del Grillo, si credeva intoccabile. 

Altra caduta per ignoranza si è vista al recente Festival di San Remo; anche qui una cascata di risate (a denti stretti) di molti. Beh, è meglio ridere che piangere, e poi si è trattato solo di un piccolo errore di battitura: “Repupplica”, e che sarà mai! Si sa, la fretta molte volte induce all'errore. Quello che non è certo un errore è la caduta di stile (VOLUTA?), che ha causato una cascata di indignazione non solo degli Storici, quelli con la “S” maiuscola, ma di tutte le persone di buon senso. Mi riferisco alla “sbianchettatura” della testata del giornale che ha pubblicato la notizia della vittoria della Repubblica al referendum del 2 giugno. Il giornale in questione era l'Unità, organo del Partito Comunista. In questo caso non mi si venga a dire che è stato un errore, un refuso, una cosa non voluta. Consoliamoci, non siamo solo noi Italiani che con le nostre cadute di stile, causiamo cascate di risate. Anche oltre oceano qualcuno ci vuole imitare. Mi riferisco al presidente con il ciuffo, quello che prima parla e poi pensa, quello che sta sempre seduto anche quando riceve alte personalità di vari stati. 

Mai una volta che li riceva in piedi per un saluto, proprio come facevano re ed imperatori in tempi ormai passati. La vicenda riguarda le squadre, maschile e femminile, di hockey sul ghiaccio del suo paese. Entrambe hanno vinto la medaglia d'oro alle recenti olimpiadi di Milano Cortina, ma questo tipo ha deciso che solo la squadra maschile meritava le sue attenzioni, mentre quella femminile … evabbè! Qui una caduta sul … ghiaccio che ha causato una cascata di commenti negativi da parte di molti atleti. Tra l'altro, ha voluto pure prendere la medaglia d'oro di un'atleta e, dopo aver fatto la foto con la medaglia al collo, se la voleva tenere. Prendere (rubare?) una medaglia: ecco è proprio così che sembra andare da quelle parti. “Un "magnifico gesto" e “un meraviglioso atto di reciproco rispetto", così ha detto il presidente con il ciuffo ricevendo la medaglia del premio Nobel. Intendiamoci, non è stato il “Den norske Nobelkomité” a consegnargliela, ma chi l'aveva vinta. Qui una duplice mancanza di rispetto: sia da parte di chi ha donato, sia per chi l'ha ricevuta. Io ho sempre creduto che le medaglie dovessero essere guadagnate sul campo e per meriti, anche piccoli, quali ad esempio aver corso una maratona, anche arrivando ultimo! Qui abbiamo avuto una caduta di stile, che ha causato una cascata di indignazione in tutto (?) il mondo, almeno in quello che ragiona con la propria testa. Beh, per essere uscito di casa senza nessuna idea per il post, mi sembra di essere caduto nella tentazione di scriverlo ed aver avuto una cascata di idee. Spero di non avervi annoiato.

Alla fine aver corso per quindici chilometri, infreddolito e nella nebbia, ha pure avuto i suoi vantaggi: non ho sofferto la sete, anche se le fontanelle lungo il tragitto erano ancora tutte fuori uso. Ok, per gli amanti dei numeri (e per mia futura memoria), tempo impiegato: 1h 52' 14”.


No, non mi sono dimenticato di aggiornare la lista degli atleti presenti sul casco. Ecco il mio risultato della ricerca: Maksym Halinichev (pugile), Andriy Kutsenko (ciclista), Oleksiy Luhinov (anche scritto “Loginov” in alcune fonti) (hockeista), Karina Bakhur (campionessa di kickboxing), Roman Polishchuk (atletica), Andriy Yaremenko (lottatore di lotta greco-romana), Taras Shpuk (allenatore), Fedor Epifanov (schermidore), Kateryna Troyan (o Troian) (atletica), Kateryna Dyachenko (ginnasta ritmica), Viktoriya Ivashko (giovane judoka), Mariya Lebid (danza sportiva), Nazar Zuy (pugile). Che la terra vi sia leggera!

P.S. Se qualcuno vuole approfondire la differenza tra caduta e cascata, ecco un ottimo link: https://accademiadellacrusca.it/it/consulenza/cadere-e-cascare/709

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