domenica 31 maggio 2026

Pronostico rispettato

Giornata assolata nella bassa bergamasca. In questa stagione è il giallo del grano quasi maturo che fa da sfondo al passaggio di una stana coppia. Un vecchio Lupo Solitario, stranamente oggi affiancato da un Giovane Lupo, un po' trasparente per la verità, sembra quasi un fantasma. Stanno correndo affiancati, con un passo regolare e non troppo veloce. L'andatura regolare permette loro di chiacchierare allegramente. Per la verità è solo il Giovane Lupo che parla. Visto che sono soli lungo le strade assolate e solitarie si possono sentire le parole pronunciate e oggi sembrano un po' strane e lontane, non solo nel tempo ma anche nei concetti espressi. Il discorso inizia dalle scarpe indossate dal giovane Lupo. Sono di tela blu, con occhielli di metallo che fanno sì che le stringhe siano sfilacciate (le famose “Scarp de tennis”). Questo ha creato un problema alla partenza. Infatti, nel tentativo di allacciarle, una stringa si è rotta. Problema superato facendo un nodo ed indossando la scarpa velocemente, per non far vedere un buco sul calzino dal quale spunta l'alluce del piede sinistro.
Le parole sono accompagnate dal tintinnio dei gettoni telefonici che si scontrano tra loro nelle tasche posteriori dei calzoncini di simil-raso, seguendo il passo cadenzato della corsa. “Speriamo che non ci sia la solita coda alla cabina del telefono, cosi possiamo avvisare che tutto è …” sbotta il vecchio Lupo. Ora basta parlare, siamo al ristoro: ecco ben disposte sul tavolo “zollette di zucchero” accanto ad una montagnetta di “sale grosso da cucina”. La voce degli addetti invita a prendere gli “zuccheri” ed i “sali”, prima di bere, così da diluirli e non restare con la bocca impastata. Passato il ristoro il Giovane Lupo dice che la società adotterà la nuova divisa invernale: maglione felpato e maglietta di lana, sperando che il tutto sia consegnato prima della maratona di Cesano Boscone, che si disputerà il prossimo novembre, maratona alla quale parteciperà sia il Giovane Lupo che il suo inseparabile amico Alfonso. Il discorso ora si sposta non solo sulle problematiche dell'iscrizione alla maratona: fare fax, pagare con bollettino postale direttamente in posta ed alla fine della gara attendere circa un mese per ricevere direttamente a casa la classifica, rigorosamente stampata con ciclostile.

Fa andà i gambe”. Questo incitamento mi riporta in un attimo alla realtà. Sto effettivamente correndo (lentamente) in una giornata assolata nella bassa bergamasca, ma al mio fianco non c'è un trasparente giovane Lupo, ma Giovanna che in bici fa da chiudi fila della gara organizzata dall'Atletica Castel Rozzone. Chi sarà mai l'ultimo atleta e perché ha deciso di partecipare a questa inusuale gara (almeno per lui)? Beh, facile la risposta: Lupo Solitario! Beh, avete capito: io! Sono qui perché, anche se non più tesserato da cinque lustri a questa società, non l'ho mai abbandonata. Certo fisicamente sì, ma non idealmente; qui sono ancora amici e, vista l'accoglienza che mi hanno riservato, credo che sia un sentimento ricambiato. Ero in dubbio se accettare l'invito di Francesco a partecipare alla Castello Sprint, ma è stato convincente: “Se vieni, ti assegniamo il numero 42 e all'arrivo un ghiacciolo, anzi no: due”. Potevo forse rifiutare questo caloroso invito per un freddo premio (il mio preferito)?. Certo che no. Prima di accettare però mi ero letto con attenzione il regolamento (eh, sì, io non solo leggo i regolamenti, ma li rispetto pure): tempo massimo un'ora e trenta minuti per completare i tre giri, per un totale di dieci chilometri. In base a questo non solo mi sono reso conto che avrei completato il percorso entro il tempo massimo, ma ho anche pronosticato il piazzamento che avrei ottenuto con qualsiasi numero di partecipanti. Molti fanno pronostici che sempre o quasi non si verificano, per vari motivi. Ultimo esempio è quello di Sinner, dato per vincitore al Roland Garros, ma prematuramente eliminato. Io sarei arrivato ULTIMO, cosa che è regolarmente avvenuta. Essere ultimo ha anche i suoi vantaggi. Uno di questi è essere accolto con un grosso sorriso dagli addetti agli incroci (un plauso all'organizzazione: tutti presidiati), per il semplice fatto che da ora sono liberi dall'impegno. Altro vantaggio è stato quello di avere la compagnia per tutto il percorso di Giovanna, il che mi ha consentito di chiacchierare. Quanti hanno avuto questo privilegio? Credo nessuno. Certo anche i primi avevano una staffetta, ma credo che non avessero il fiato … per chiacchierare. Nell'ultima parte dell'ultimo giro ho chiesto ai due motociclisti dei Vigili Urbani di farmi da staffetta, cosa che hanno accettato di buon grado. La loro divisa mi ha fatto pensare per qualche attimo a quella che per molti anno ha indossato con onore mio papà (era un poliziotto). Taglio il traguardo (ultimo) con il tempo di 1h 09' 26”, qualche minuto prima di quanto pensassi.

La “cosa” che più mi ha gratificato è stato trovare vecchi amici ed in particolare Alfonso e Mario, con i quali non solo ho avuto notizie recenti, ma ho ricordato tempi ormai lontani, ma mai dimenticati.


P.S. Solo ora prendo coscienza che il Giovane Lupo ero io … il secolo scorso. Lo so che quanto detto (in questo caso scritto) per i più giovani è un discorso un po' fumoso e di difficile comprensione, ma in quei tempi era così. Chissà cosa scriveranno riguardo alle competizioni i giovani di oggi, quando saranno vecchi, tra venticinque anni. Uhmm... forse non scriveranno, ci sarà l'intelligenza artificiale che provvederà.

Provvederà pure a correre? Mah...



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