venerdì 15 maggio 2026

Giornata internazionale della famiglia

C'è la “Festa della Mamma”, c'è la “Festa del Papà” e da qualche tempo c'è pure la “Festa dei Nonni”. Dimenticarci di queste feste è impresa assi ardua: la pubblicità nei giorni precedenti ci bombarda di annunci per ricordarci di acquistare per le mamme un costoso profumo, per i papà una bottiglia di pregiato whisky oppure prodotti similari, per i nonni beh, qui la pubblicità latita un po'. Ma cosa si ottiene dall'unione di mamma, papà figli e mettiamoci pure i nonni? La risposta è scontata: la famiglia! Eppure questa non è mai (o quasi) ricordata nel suo complesso. 
Certo è difficile stabilire a chi indirizzare la “pubblicità”, se tutti i componenti sono allo stesso tempo sia “donatori” che “ricevitori” di regali. Nel 1993 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito la “Giornata internazionale della Famiglia”, fissando la data del 15 maggio.

È possibile scrivere un post su di un blog che dovrebbe trattare di corsa su questo argomento? Certo che sì. Ho voluto prendere spunto anche da una filastrocca di Rodari e naturalmente ci ho messo pure i riferimenti alla regina delle corse: la maratona.

Nel lungo viaggio della vita la famiglia è la nostra maratona più bella. Ci sono mattine in cui ti allacci le scarpe e sai esattamente quanti chilometri ti aspettano. C’è una mappa, ci sono i cartelli del cronometro, c’è un traguardo visibile. Ma c'è una corsa ben più impegnativa che affrontiamo ogni singolo giorno, una gara di resistenza che non prevede pettorali, ma richiede lo stesso identico spirito: l'unione della famiglia. Se ci pensate, la famiglia non è un timido scatto sui cento metri. È una maratona. Richiede passo costante, capacità di stringere i denti quando le gambe cedono e, soprattutto, una fiducia cieca in chi corre al tuo fianco. Proprio come scriveva quel grandissimo allenatore di cuori che era Gianni Rodari, nella sua celebre filastrocca La famiglia Punto-e-virgola. Prendete due elementi che sulla carta non potrebbero essere più diversi: il punto, che chiude tutto con decisione, e la virgola, che vuole sempre continuare a muoversi. Due opposti. Eppure Rodari ci racconta che, unendosi, decidono di camminare "sempre a braccetto""di notte e di giorno".

Questa è la vera essenza del correre insieme: il passo sincronizzato: non importa se uno è "punto" e l'altro è "virgola". In una famiglia unita ci si adatta al ritmo del più lento, ci si dà il cambio a tirare il gruppo, si va avanti tenendosi per mano. Come in una maratona, quando incontri la salita dura al trentesimo chilometro, avere l'aiuto di compagni di corsa rende possibile superare il momento di difficoltà. Lo stesso aiuto che si ha quando si presentano problemi della vita quotidiana ed hai al tuo fianco una famiglia, o meglio, senti di essere parte di una famiglia. Rodari diceva che al passaggio della famiglia unita "perfino le maiuscole diventavano minuscole". Tradotto per noi corridori/famigliari: davanti alla compattezza degli affetti, anche i problemi più grandi si ridimensionano e diventano superabili. Come dico sempre nei post di questo blog, è il traguardo condiviso la vera vittoria; non è arrivare primi da soli, ma tagliare il traguardo tutti insieme, stanchi, spettinati, ma con la certezza di aver protetto ed aiutato chi amiamo (o di essere protetti e aiutati a nostra volta). La famiglia è quella “squadra” che non ti lascia mai indietro, l'unico vero "ristoro" dopo una giornata di fatica. Allacciate bene i lacci, stringetevi a chi vi vuole bene e continuate a correre, beh, anche a camminare. Perché finché si cammina a braccetto, nessuna distanza sarà mai troppo lunga.

Buona strada a tutti i maratoneti della vita!

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P.S. Ho deciso di scrivere questo post dopo aver letto la notizia “Scoperto bambino schiavo, a salvarlo una maestra attenta”. La famiglia era una “insospettabile” famiglia italiana tradizionale: con un papà (violento), una madre (connivente) e dei fratelli (aguzzini pure loro). Mi sono posto una semplice domanda: sarebbe stato trattato allo stesso modo se fosse stato “voluto ed amato” da una famiglia che viene identificata come “arcobaleno”? Io la risposta me la sono data; lascio la riflessione al lettore e, naturalmente, la libertà di giudizio.

(Bambino di 12 anni schiavizzato e picchiato, i genitori finiscono a processo)

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