Anno 2023: Bergamo e Brescia è “Capitale Italiana della Cultura”. No, nessun errore, due città unite in UNA sola capitale, così è stato deciso, quindi è giusto e corretto usare il singolare (“è”) e non il plurale (“sono”). La scelta in questo caso non è avvenuta tramite concorso, ma per decisione diretta del Parlamento (Legge n. 77/2020). Le ragioni principali di questa nomina straordinaria sono state:
Risposta alla pandemia: le due città sono state tra le zone più duramente colpite dalla prima ondata di Covid-19 nel 2020. Il titolo è stato conferito come segno di solidarietà nazionale e simbolo di rinascita e speranza per territori che hanno sofferto una profonda ferita sociale.
Modello di collaborazione: per la prima volta, due città storicamente rivali hanno deciso di unirsi sotto il motto "Crescere Insieme". Questo ha dimostrato come la cultura possa essere un fattore di coesione e cooperazione territoriale.
Patrimonio artistico e innovazione: Il dossier di candidatura, intitolato La Città Illuminata, ha evidenziato l'eccellenza delle due città non solo per i siti UNESCO (come le Mura Veneziane a Bergamo o il complesso di Santa Giulia a Brescia), ma anche per la loro capacità di integrare cultura, industria e sostenibilità.
Anno 2027: Bergamo è stata designata “Capitale Europea dello Sport” per la sua capacità di promuovere lo sport come strumento di benessere sociale, salute e integrazione.
La scelta della commissione di valutazione si basa su diversi pilastri chiave, contenuti nel dossier di candidatura:
Inclusione e Valore Sociale: Bergamo è stata premiata come esempio di promozione dello "sport per tutti", utilizzandolo come leva per l'istruzione, il rispetto reciproco e l'abbattimento della solitudine.
Numeri e partecipazione: la città vanta un elevato indice di sportività, con oltre il 70% dei cittadini che pratica attività fisica, più di 47.000 tesserati e circa 238 società sportive attive sul territorio.
Qualità delle infrastrutture: è stata riconosciuta la validità degli impianti esistenti (227 strutture con 684 spazi di attività) e l'impegno in progetti futuri, come il nuovo Palazzetto dello Sport e la riqualificazione dei centri sportivi nei quartieri.
Strategia di crescita: Il titolo premia una politica sportiva lungimirante che integra lo sport nei piani di rigenerazione urbana e promozione turistica.
In pratica, questo riconoscimento segue il successo di Bergamo e Brescia come Capitale Italiana della Cultura 2023, confermando il dinamismo internazionale della città.
Potevano forse i Runners Bergamo, che non solo hanno un numero importanti di atleti iscritti (ad oggi sono 643) che partecipano settimanalmente a molti impegni agonistici in tutta Italia e spesso si “piazzano” sui vari gradini del podio e che hanno fin dalla nascita dimostrato brillanti capacità organizzative (non le cito tutte, ma solo quella di aver organizzato un campionato mondiale di “24 ore”, con risultati ottimi) tralasciare questo importante traguardo ottenuto dalla propria città? Certo che no! La scelta operata dall'attuale Direttivo, su indicazione del presidente Mario Pirotta, è stata quella di organizzare una gara podistica, ma non una gara qualsiasi, bensì la regina delle gare su strada: la maratona. In questi giorni la fase embrionale del progetto inizia a prendere forma; le “cose” da fare sono molte e nulla si dovrà lasciare al caso. Sono sicuro che il prossimo anno Bergamo avrà la sua maratona che lascerà il segno negli anni a venire. Nel frattempo Lupo Solitario ha già ricevuto l'invito da Arlecchino per la partecipazione, invito che è già stato accettato. Bambini, non abbiate paura se vedrete un Lupo, magari in compagnia di Arlecchino, aggirarsi per le strade di Bergamo: è un Lupo buono che si sta preparando per il prossimo anno.
P.S. Il nome indicato sulle figurine “La maratona de Berghèm” è quello indicato da Arlecchino e quindi del tutto provvisorio e quasi certamente sarà diverso nell'originale. Una curiosità: nella definizione è inserito l'articolo “La”. Questa è una particolarità dei bergamaschi. Ad esempio, “Mio figlio” o “Casa mia”, parlando in dialetto, si dice: “Ol mé s-cet”, “La mé cà”.




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