“Che ci fa un bergamasco alla maratona di Brescia?”. Con queste parole sono stato apostrofata da un maratoneta bresciano nei primi chilometri della 24a edizione della Brescia Art Marathon. La domanda potrebbe essere di difficile comprensione per chi non è bergamasco o bresciano; infatti da sempre vi è un'accesa rivalità tra i tifosi bresciani e quelli atalantini che spesso sfocia(va) in atti di violenza che nulla hanno a che fare con lo sport. Per la verità questa “rivalità” riguarda solo i tifosi (?) del calcio e non certo chi è abituato a condividere “sangue (beh, si fa per dire) e sudore in corsa”. La fatica accomuna e affratella podisti che non guardano da dove sei venuto, ma guardano dove si vuole andare, aiutandosi nelle fasi difficili della corsa per poter arrivare assieme al traguardo. Ma che ci faccio io alla maratona di Brescia me lo sono chiesto pure io. Una maratona che non ha certo panorami mozzafiato da vedere, non attraversa zone di particolare bellezza artistica, non ha un pubblico e, se devo essere sincero, ha pure qualche piccola (a fronte di eccellenze in alcuni settori) lacuna organizzativa. Nonostante tutto ciò, credo di aver partecipato a questa maratona una ventina di volte. Segno evidente che anche un bergamasco può “amare” la maratona di Brescia. Amore che viene da lontano (nel tempo) ed è dovuto all'amicizia che mi ha legato ad un vero amante non solo della maratona, ma della sua città: Brescia. Il suo nome è Giuseppe Togni, più conosciuto nel mondo podistico come “Beppe Inox”. Ho avuto la fortuna, non solo di conoscerlo a fondo, ma di aver condiviso con lui non solo molte gare, ma anche decine di trasferte fatte insieme per poter raggiungere le località dove si disputavano. Non mi soffermo sul personaggio, non è questo il luogo, ma sul legame profondo che ha avuto con la Maratona di Brescia, come si chiamava prima di diventare BAM. Non ha mai avuto un ruolo diretto nell'organizzazione, ma credo sia stato il miglior testimonial, soprattutto all'inizio. Allora non c'erano i social, la comunicazione era una comunicazione diretta, fatta di incontri e pubbliche relazioni; la pubblicità della gara era fatta attraverso volantini. Chi è da qualche lustro nell'ambiente, sa esattamente quello di cui parlo.
Ecco spiegato il motivo della mia presenza alla BAM: è quasi un obbligo morale essere presente per poter ricordare l'amico. La maratona di Brescia ha un altro aspetto particolare, almeno per me: è stata quella in cui ho corso l'intera gara con degli amici. È un fatto abbastanza anomalo. Infatti chi non ha sentito alla partenza la frase “Questa maratona la corriamo tutta assieme ...”, ma alla prima curva non si è trovato già solo? A me capita spesso, è quasi una regola, ma come si sa alle regole corrispondono, a volte, delle eccezioni. Ora elenco solo gli anni e gli amici che hanno condiviso con me “sangue e sudore” lungo il percorso della maratona (per chi volesse approfondire a fine post trova i link ai relativi … post).
Anno 2021, gara corsa in compagnia di Sandro, bresciano; questo anche a smentire le rivalità con i bergamaschi. Giornata calda ed afosa e quindi ci siamo pure fermati in un bar per bere una fresca bevanda gassata. Anno 2022. Qui il mio compagno di avventura è stato Rosario, che ha mantenuto fede alla promessa fatta anni prima di correre una maratona al mio fianco. In quella occasione era iniziata da qualche giorno la guerra di aggressione della Russia all'Ucraina; noi abbiamo corso con la bandiera della pace! Anno 2023, anno nel quale Bergamo e Brescia erano Capitale della Cultura. Qui, per la verità, non ho corso tutta la gara con un compagno, ma solo dal trentesimo; in questo caso era una gentil donzella, Paola. Quale migliore occasione per condividere con lei gli ultimi chilometri e suggellare l'amicizia tra Bergamo e Brescia? Avete senz'altro capito che Paola è bresciana. Anno 2025. In questo caso più che un compagno di viaggio ho avuto un allenatore/motivatore/fotografo in corsa: Sandro. Sì, proprio il mio compagno nell'edizione del 2021. Amante anche lui della Maratona di Brescia, non potendo partecipare per qualche piccolo problema fisico, non ha voluto mancare. Ha seguito gli atleti delle sua società e per alcuni tratti il sottoscritto in bicicletta. Anno 2026. Domenica.
Oggi nessuno vuole condividere con me la gara. Evvabè, ci sono abituato; non sono forse un Lupo Solitario? Partenza con un pallido sole che rende gradevole la corsa. Ecco che i luoghi attraversati nei primi chilometri richiamano alla mia memoria ricordi mai sopiti. Rivedo con piacere, associato ad un velo di tristezza, il parco dove passeggiavamo con Beppe, negli ultimi periodi della sua esistenza. Ricordo che il suo principale pensiero era rivolto a conoscere le ultime notizie di amici, naturalmente riguardanti la corsa. Il tracciato passa pure accanto alla caso dove abitò nell'ultimo periodo ed, ironia della sorte, pure accanto a quella che è diventata la sua casa per sempre, il luogo dove riposa dopo aver tagliato il suo ultimo traguardo. Altri pensieri accompagnano la mia corsa e quasi senza accorgermi sono già in Piazza della Loggia, ora deserta, per quanto riguarda gli spettatori della maratona. Ultima curva, sullo sfondo dietro il traguardo il cinquecentesco Palazzo sede del comune accoglie gli ultimi atleti. “Te sèt riat. Brao!”, sento, o forse immagino di sentire queste parole. Come è possibile, vista la piazza deserta? Alzo gli occhi al cielo e tra le nuvole mi sembra di vedere un viso famigliare sorridente. “Ciao Beppe!”
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Sai Fausto, con il tempo certe volte, anche in una maratona, non c’è più il bisogno di avere qualcuno vicino; qualcuno è andato avanti come l’amico Beppe, qualcuno si è allontanato dalla corsa per scelta o per destino, qualcuno sta rimettendo insieme i pezzi meno usurati per riprovarci ancora una volta, ma di una cosa sono certo: le persone che ci portiamo nel cuore…. sono sempre a portata di mano, dovunque esse siano.
RispondiEliminaBeppe era nei luoghi che hai attraversato, Rosario nei tuoi pensieri, Paola nelle tue frasi ed io? Ero a casa pensando che questa volta sarebbe stata troppo dura anche solo seguirvi in bicicletta; avrei dovuto raccontare le mie ultime disavventure a te in particolare e ai tanti amici che avrei incontrato.
Non sono ancora pronto ad alzare bandiera bianca, ma nemmeno sono pronto per ritentarci.
Adesso ho una idea per la metà di aprile, ma vedremo se riesco a metterla in piedi (appunto in piedi ….. )
E comunque non eri solo perché tutta domenica mattina non ho fatto altro che pensarvi e pensarti e ricordo la faccenda della Coca Cola come se fosse ieri.
Continua a correre Lupo Solitario e chissà che un giorno non si possa correre insieme ancora qualche kilometro