Giornata ideale per correre: la temperatura si è abbassata di molti gradi rispetto a domenica scorsa e questo ha favorito lo svolgimento della gara, in quanto (e non capisco il motivo) non erano presenti sul percorso i punti spugnaggio (previsti dalle regole FIDAL). A questo proposito la maratona di Milano non ha mai brillato; non mi dilungo, ma, se volete avere maggiori dettagli (ed un po' di pazienza), allego i link ai miei post precedenti. La partenza “ad onde” è funzionale e consente, soprattutto agli atleti più veloci, di prendere fin da subito il proprio ritmo di gara e soprattutto di evitare non solo cadute e spinte, ma certi ed ingiustificati “battibecchi” tra atleti che lamentano di essere intralciati nella loro corsa. Quest'anno sui ristori non erano presenti bottigliette(sia per l'acqua che per i sali), solo bicchieri di carta. La presenza di bicchieri e l'assenza di contenitori per rifiuti (e dove presenti del tutto insufficienti), unite alla “sbadataggine” degli atleti che non si preoccupavano di gettare il bicchiere vuoto ai margini del percorso di gara, ha fatto sì che per qualche centinaio di metri fosse difficile correre. Un paio di cadute, per fortuna senza gravi conseguenze, confermano questo fatto.
Essendo abituato a correre in “solitaria” è mia abitudine portare con me una bottiglietta che riempo alla varie fontanelle; in questo caso non mi ero preoccupato di portarla: nel pacco (beh … pacchetto) gara vi era una bottiglietta da 250 ml e pensavo che ci fossero anche in gara. Per fortuna lungo il percorso vi erano numerosi chioschi e quindi con una rapida sosta il problema è stato superato. Se sul percorso mancavano gli spugnaggi, vi erano i punti ristoro, per la verità in numero maggiore di quelli richiesti (11 rispetto agli 8 previsti). Tutto bene, dunque? Eh, no! Al penultimo, quello posto indicativamente al 38° chilometro, … mancavano i bicchieri! Qui ho visto atleti diciamo un po' inviperiti, non tanto per la mancanza dei bicchieri, ma per la sensazione di essere presi … in giro. Come è possibile che un ristoro a fine gara, in una maratona internazionale, in una città come Milano, possa essere sfornito di bicchieri? Alcuni atleti, hanno bevuto direttamente dalle bottiglie (da 2 litri), rimesse poi sui tavoli, alla faccia di tutte le regole sull'igiene! (qui ho evitato naturalmente di riempire la mia “personale” bottiglietta!). Ormai sono quasi alla fine e so già che la mia schiena avrà da ridire, infatti anche se il percorso quest'anno è stato in parte modificato, il tratto finale è rimasto invariato e con fondo sconnesso, oltre a vari attraversamenti dei binari. Ultimi metri all'ombra del Duomo di Milano. Qui Sant'Ambrogio ha fatto un piccolo miracolo e mi ha alleviato il dolore alla schiena che è sparito (?) appena tagliato il traguardo. Tempo 5h 28' 20”. Un ringraziamento particolare a Rosario, che non solo ha fatto da autista al sottoscritto, ma ha anche “portato” al traguardo un compagno dei Runners Bergamo che si voleva ritirare a metà maratona. Chissà quante prediche avrà dovuto ascoltare, ma alla fine anche lui ha avuto la sua meritata medaglia. Chi è rimasto più soddisfatto della trasferta in terra milanese è stato di sicuro Michel, che in questa gara ha fatto il suo record personale e quindi ha potuto suonare la campana riservata a chi abbassa il suo tempo. Una sola constatazione: Michel si è allenato sul circuito del parco Callioni; potrà questo fatto togliere l'avversione di Rosario per questo anello? Credo che la risposta la si potrà avere il 31 dicembre, quando si correrà “The last Run”, ultima corsa dell'anno, dove più che il tempo conta l'amicizia.
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