Per essere più precisi 52 anni, quindi più di mezzo secolo. Per una persona raggiungere l'età di cinquanta anni nel nostro continente al giorno oggi è la normalità; infatti l'aspettativa di vita in Europa è di 81,7 anni, per una volta l'Italia non si trova in fondo alla classifica ma è al primo posto, assieme alla Spagna con 84,1 anni. Cosa dire però di una manifestazione podistica “locale”, per di più non competitiva, che quest'anno ha raggiunto il traguardo delle 52 edizioni? Mi riferisco alla “Sgambada de Longuel”. Già nel secolo scorso avevo partecipato a ad alcune delle prime edizioni; non l'ho mai considerata una corsa da fare in solitaria, ma da fare con la famiglia. Le prime edizioni si disputavano al pomeriggio ed io vi ho sempre partecipato con moglie e figlie accompagnate (e spesso portate in spalla dal nonno Lino). Naturalmente si sceglieva il percorso corto da fare camminando in tutta tranquillità. All'arrivo nessuna fretta per tornare a casa, si stava tutti assieme e la gradevole sosta era allietata e … “ristorata” dalle castagne preparate ed offerte a tutti i partecipanti dagli Alpini. Era da diversi anni che non partecipavo più a questa gara, ma ora, visto che potevo raggiungere il luogo di partenza a piedi (Longuelo dista da casa mia solo cinque chilometri), ho deciso di ripercorrere questa gara. Anche la distanza del percorso, lungo dieci chilometri, era l'ideale, distanza che con l'aggiunta del tratto di andata e ritorno da casa raggiungeva quasi una mezza. Raggiunto il luogo di partenza ho ritrovato vecchi amici, che era da qualche tempo che non vedevo. Nessuna fretta per la partenza, nessuna coda per il ritiro del cartellino di partecipazione, facilitato dal fatto che era possibile inviare i dati dell'iscrizione via mail e pagare al ritiro del cartellino. È stata l'occasione per rivedere “Mao” (Dario), vecchia pecora nera, che non è fuggito vedendo il suo amico Lupo Solitario. Mi ha raccontato dei sui problemi di salute, per fortuna ora superati, e del fatto che avrebbe ripreso a correre proprio oggi, dopo un periodo di forzato riposo di due mesi. Sarebbe partito al termine dei sui impegni di coordinamento della logistica della gara in zona partenza-arrivo. Per un attimo avevo pensato di proporgli di correre la gara in compagnia, ma, visto che “non era allenato”, non volevo che per seguirmi potesse strafare. Il percorso di gara si svolge nel “lato B” di Città Alta, tratti meno conosciuti e più “selvaggi”, ma non certo meno panoramici. Questi percorsi sono mete frequenti delle mie passeggiate con Rossana: Colli di Mozzo, tratti del sentiero del Partigiano, il mitico Rissol, la scaletta dello Scorlazzino, affrontata per una volta in discesa. Sono certo che per i bergamaschi sono luoghi ben conosciuti e invito chi non li conosce a prenderne visione e, visto che, oltre ad essere Solitario, sono anche un Lupo Buono, vi ho messo già alcuni link diretti. La giornata era ideale per correre, ma soprattutto per correre … piano, in modo tale da poter ammirare i panorami offerti dal tracciato. Beh, in effetti è un po' una scusa, ma credo che per una volta si debba mettere da parte il cronometro. Raggiunto il traguardo ho avuto il piacere di rivedere Giacomo (Cancarè), oggi in veste di giudice d'arrivo; infatti il suo compito era di timbrare il cartellino dei partecipanti assegnando la posizione raggiunta. Sono stato con lui qualche minuto, ho avuto modo di osservare con attenzione la composizione dei partecipanti ed ho notato un fatto che mi ha particolarmente stupito. A differenza delle manifestazioni a cui partecipo, qui la maggiorana delle persone che arrivavano non erano atleti (o pseudo atleti) sudati, il cui primo pensiero era quello di guardare il proprio cronometro, ma ragazzi che si stupivano della posizione raggiunta, di nonni con nipotini che, visto il ricco ristoro a base di golose merendine, sfuggivano per un attimo al loro controllo per un meritato premio, di “persone delle seconda giovinezza” che, tagliato il traguardo, già pensavano a cosa preparare per pranzo, scambiandosi consigli. Insomma, in questa gara si è ritrovato il vero spirito delle gare non competitive: quello che oggi è l'eccezione nel secolo scorso era la regola. Questo, forse, spiega il perché molte manifestazioni non sono più in calendario (se voglio correre per il tempo e per il risultato scelgo una gara competitiva) e perché la “Sgambada de Lònguel” ha spento 52 candeline. Di sicuro anche il prossimo anno sarò al via di questa gara.Ero da poco arrivato, quando il “Mao” ha tagliato il traguardo. Confrontando i tempi credo che abbia impiegato almeno una ventina di minuti in meno del mio tempo! E pensare che mi ero preoccupato che facesse fatica a tenere il mio passo. Evabbè, sono contento per per lui; credo che ora non sarà più “Mao Pecora Nera”, ma “Mao Pinocchio”.
P.S. Non te la prendere, Dario, lo sai che in fondo ti voglio bene. La prossima gara magari possiamo correrla assieme, beh, se rallenti il tuo passo!



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