Ci sono delle date sul mio calendario “podistico” segnate in rosso; riguardano le corse a cui per vari motivo non posso mancare. Le più importanti, dal punto di vista “agonistico”, sono le date in cui si svolgono le maratone di Padova e di Reggio Emilia, gare a cui ho sempre partecipato fin dalla prima edizione, presenza che dura da più di cinque lustri. Per altre gare invece la mia partecipazione è legata a motivi del cuore: manifestazioni che hanno uno scopo benefico o per non far spegnere i riflettori su determinate situazioni (come non ricordare la “Papa Giò run” o la "Running against violence against women”, manifestazioni organizzate dai Podisti Insonni, la prima per raccogliere fondi per l'organizzazione Poalo Belli, la seconda per sensibilizzare sul fenomeno della violenza sulle donne). Altro motivo è quello di ricordare amici che ci hanno preceduto sull'ultimo traguardo: è questo il caso per cui il 27 settembre era una “data segnata in rosso”. Si doveva infatti svolgere la “Sgamdada d'autunno”, organizzata dal gruppo sportivo AVIS Curnasco, manifestazione che vantava una lunga storia di cui Gianni (Cesari) era stato sempre protagonista. Per motivi che non so, la gara, anche se regolarmente inserita in calendario, è stata annullata. Non organizzare gare è da qualche anno un fenomeno, soprattutto dopo le chiusure dovute al “malo male”, in aumento. Gli organizzatori lamentano non solo il calo dei partecipanti ma anche il calo (quasi sempre per motivi anagrafici) delle persone che si dedicano all'organizzazione. Questo è un fenomeno che andrebbe studiato ed analizzato. Se da un lato le manifestazioni podistiche nazionali, soprattutto le maratone, chiudono le iscrizioni per raggiungimento del numero massimo accettabile di iscritti (ricordo che queste gare hanno quote che quasi sempre sono di diverse decine di euro), si ha il disinteresse per le gare locali, con costi di pochi euro e con ristori molte volte “pantagruelici”. Ma come direbbe Roberto (Brighenti): “Questa è tutta un'altra storia ...”. Annullare la gara non vuol certo dire, per me, non correrla. Nelle ultime edizioni io partecipavo … allungando il percorso fino a raggiungere il traguardo maratona. Ecco quindi la mia decisione di correre e ricordare Gianni con una mia personale gara: “La mia sgambada d'autunno”. Nessun premio all'arrivo, nessun ristoro programmato lungo il percorso, nessun amico con cui condividere la fatica della corsa, insomma … nessuna novità rispetto al solito. Giornata ideale per correre: temperatura gradevole ed il sole che rende la giornata luminosa senza essere afosa. Dopo un paio di chilometri la mia prima sosta: un primo saluto a Gianni. So che da ora in avanti sarà il mio protettore e compagno silenzioso di viaggio per il resto del percorso.
Percorso che non ha un tracciato predefinito. Unici punti di riferimento saranno le varie fontanelle che serviranno per i ristori, beh, non certo regolari ogni cinque chilometri, ma comunque presenti. La giornata è favorevole alla corsa, infatti incrocio numerosi atleti che stanno corredo (molto più veloci di me). Più veloci, certo, ma anche più tristi. Infatti hanno la faccia scura e non rispondono quasi mai al mio saluto. Evabbè, i “campioni” non si mischiano con i “tapascioni”. Passano le ore, passano i chilometri, passano (nelle mente) i ricordi in cui Gianni è presente. Non vi annoio oltre. Sono quasi alla fine della mia gara, che ora ho fatto diventare “maratona”. Ripasso per salutare Gianni e faccio pure una foto. Certo, sono spettinato, sudato e, come direbbe Rossana, anche un po' “puzzoso”, ma Gianni, da gran signore, fa finta di nulla. 42.195 metri: tempo 5h 42'42” (per questo tempo ho pure rallentato negli ultimi metri). 42.630 metri (+1%): tempo 5h 45'41”, questo sarà il “mio” tempo ufficiale per la “mia” maratona. Dopo pochi minuti mi sembra di sentire “in alto, molto in alto” delle voci: sono quelle di Beppe “inox” (Togni) e di Sergio (Tampieri) che stanno discutendo se la mia maratona può valere la famosa crocetta. Non preoccupatevi, penso io: nella “mia” personale graduatoria è “gara valida”. Io, al tempo stesso, sono sia atleta che giudice! In ogni caso ho saputo, leggendo la “Gazzetta sportiva del cielo” di lunedì, che, grazie all'intervento di Gianni, hanno stabilito che la gara merita al “crocetta”! Evviva!P.S. Rispondo già al commento di uno dei miei venticinque lettori. “Nessuno muore sulla terra, finché vive nel cuore di chi resta”. È un concetto espresso da Ugo Foscolo e ripreso dal premio Nobel Dario Fo.




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