domenica 18 gennaio 2026

Carta oleata e lucidi barattoli

Oggi in programma una corsetta senza nessun chilometraggio predefinito ed il solo motivo è quello di "santificare" la domenica in modo laico. Le previsioni del tempo sono abbastanza buone, non è prevista come nei giorni scorsi pioggia e le temperature sono in aumento. Posso prendermela comoda. Uscito di casa nere nuvole in cielo ed una leggera nebbiolina si leva dai campi che costeggiano la ciclabile; forse le previsioni sono errate? Nessun problema, in caso di pioggia posso deviare in qualsiasi momento verso casa. Nonostante la giornata non sia in apparenza delle migliori, incontro parecchi runners: non si sono fatti influenzare dalle nuvole ed hanno considerato un vantaggio l'assenza di vento e l'aumento delle temperature. Entrando nel Parco della Trucca, la nebbiolina aumenta di intensità, forse per la presenza dei laghetti. Qui non vedo corridori, ma solo quattro bianche figure di ragazzi che camminano affiancati a coppie; non stanno chiacchierando tra di loro, non osservano il panorama del parco reso più suggestivo dalla leggera foschia: hanno gli occhi puntati sui loro telefonini.
La foschia fa sì che i quattro ragazzi, con il loro abbigliamento bianco, il cappuccio e la luce dei telefonini riflessa sulla faccia, assomiglino a dei fantasmi o a degli alieni. Mentre li sorpasso, succede un fatto stranissimo: dai loro telefonini esce una luce abbagliante che quasi mi acceca. Faccio qualche passo e non so più dove mi trovo, mi sembra di essere sospeso in un non luogo ed in un tempo indefinito. "Guardia del Cardinale, sei morta..." "No, d'Artagnan, mi hai solo ferito ... ". Sono frasi pronunciate da bambini che hanno vestiti come 70 anni fa e che giocano gioiosi. Osservando meglio, "mi" vedo: tra i bambini ci sono pure io. È domenica pomeriggio e siamo appena usciti dal cinema dell'oratorio, dove era in programma un film sui moschettieri. Strappati dei rami dalle piante che costeggiano la roggia, che fungeranno da spade, eccoci noi stessi trasformati in attori. Una volta i nostri giocattoli non erano sofisticati e nella maggior parte dei casi erano costruiti da noi bambini. Bastava poco: due pezzi di legno per costruire il nostrano baseball: la "sgarela" (- vedi - ). Quello più grande era la mazza, mentre quello lungo circa una decina di centimetri e con due punte sarebbe stata la nostra "palla". Per appuntire gli estremi, nessun coltello: la nostra "carta vetro" sarebbe stata qualche parte di muro rugoso e ... tanto olio di gomito. Costruivamo pure delle armi utilizzando dei semilavorati: la cerbottana. Con 20 lire si comperavano due metri (misura minima per acquistarla) di canalina passacavi dall'elettricista, che ci faceva anche il favore di tagliarcela in quattro pezzi. Per costruire i proiettili, nessun problema: si passava dal tabaccaio che aveva tenuto da parte le schedine del totocalcio della settimana prima, non utilizzate. Quando le nostre piccole finanze lo permettevano, noi acquistavamo biglie e figurine, che non avevano nulla a che vedere con quelle oggi in commercio. Le nostre prime biglie erano in terracotta e le figurine, quelle dei calciatori, erano in un leggero cartoncino e di piccole dimensioni. Cinque lire per sette figurine, che non stavano in un pacchetto, ma erano incartate con della carta, quasi carta velina. Oltre ad incollarle sugli album, ricordo con nostalgia l'odore di mandorle della Coccoina, che credo fosse l'unica colla solida in commercio. Le doppie venivano usate per giocarci. Muro e "ciarle" erano i giochi più in voga. Muro: si appoggiavano le figurine sul muro ad una certa altezza e si lasciavano cadere: se questa cadeva su una figurina in terra si vincevano tutte quelle già giocate. "Ciarle" era un gioco un po' più distruttivo per le figurine. Si mettevano le figurine ammonticchiate ad una certa distanza. Vinceva chi con la "ciarla" (di solito una pietra) si avvicinava di più al mucchietto. Qualche volta questa finiva sopra al mucchietto con conseguenze immaginabili. Vari giochi con le biglie: cerchio, inferno, etc etc. Spesso si vinceva e spesso si perdeva; quello che non mancava mai era il divertimento e le innumerevoli discussioni sulla posizione delle biglie, prima e dopo il tiro. Non so quanto sia durato questo mio essere sospeso in un luogo senza tempo e senza spazio. Le nuvole per un attimo si sono aperte e l'apparire improvviso del sole fa riflettere sui laghetti del Parco della Trucca un raggio abbagliante, simile a quello proposto dai telefonini dei ragazzi. Ora tutto ridiventa definito: piante, panchine, vialetti sono di nuovo reali.
 

Il mio "smartphone", che ha fatto pace con lo "smartwatch" (per dirla in italiano, il telefonino e il cronometro), gracchia : "Chilometro 14, tempo 7 minuti, 55 secondi". Non so come sia possibile, ma sono nello stesso punto, anche se in direzione contraria, dove prima vi erano i quattro ragazzi. Cinque chilometri per raggiungere casa, distanza che non intendo aumentare, anzi, non li correrò tutti, tre bastano. Camminando arrivo nella piazza di Treviolo. Qui un gruppo di ragazzini sta guardando le figurine (beh, oggi sono "card"). Le tengono in album con tasche di plastica; quelle doppie sono maneggiate con estrema cura per non danneggiarle, neppure con un piccolo segnetto. Naturalmente non devono essere poste per terra: mi chiedo se, oltre agli scambi, ci sia qualche modo per aumentare il numero delle figurine in possesso di ogni bambino, ma credo che oggi il solo modo sia quello di chiedere a genitori e nonni l'acquisto (a mio giudizio a caro prezzo) di nuove bustine. Ultimi metri prima di raggiungere casa; mi chiedo cosa mi possa aver fatto vivere questa incredibile avventura. 
Scuola Manzoni - Classe 4a - Anno scolastico 1960- 1961

Ora ho capito il motivo. In settimana durante la spesa ho incontrato, al supermercato, un mio vecchio compagno di scuola, Gianbattista. Osservando il contenuto dei nostri carrelli, con merendine, per i nipotini, di vario tipo, ci è venuto in mente che ai nostri tempi tutto questo non esisteva. La ghiottoneria più ambita era la crema di nocciole, che si chiamava "Super crema" ed è stata l'antenata di quella oggi più famosa. Veniva venduta sfusa ed incartata con carta oleata; un etto o al massimo due dovevano bastare per tutta la settimana. Alla fine era ambita la "pulizia della carta oleata", che regalava un surplus di dolcezza. Gianbattista era più fortunato. La negoziante, visti gli ottimi rapporti con la mamma, gli regalava il barattolo, che conteneva la crema, quasi vuoto sì, ma mi raccontava che era una vera "lotta" con i fratelli per poter ripulire il barattolone! Alla fine era più lucido di come era uscito dalla fabbrica. Grazie, Giambattista, per avermi fatto tornare per un attimo bambino!

Mentre sto scrivendo questo post un dubbio mi assale: "Quelli incontrati al parco erano ragazzi o ... alieni?". Il dubbio mi rimane!


Esiste una regione tra la luce e l'oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l'oscuro baratro dell'ignoto e le vette luminose del sapere. È la dimensione dell'immaginazione. È una regione che potrebbe trovarsi...ai confini della realtà».


Nessun commento:

Posta un commento