giovedì 3 ottobre 2019

L'amico ritrovato!

Sabato si è disputata ad Azzano San Paolo la 4a edizione della “6 ore di Azzano”. Una corsa che va al di là del semplice evento sportivo; uso la “loro” presentazione presa dal sito ufficiale: “Una manifestazione podistica non competitiva dedicata all’ipovisione ma aperta a tutti. 6 ore di corsa, divertimento e solidarietà da percorrere in staffetta a squadre o in individuale FIDAL”. Anche questa gara, come la Maratona Alzheimer, offre spunti per approfondire argomenti etici. (se volete conoscere maggiormente i componenti e le iniziative di Treevent cliccate qui ).
Doveroso inizio di post; anche in questo caso possiamo definire di contorno la gara, certo non sarà così per chi partecipa. Correre per sei ore in una gara di resistenza individuale, oppure impegnarsi al massimo per un'ora nella gara a staffetta è di certo impegnativo, ma chi è in gara è indubbiamente più fortunato di chi non può partecipare.
Per far provare il disagio degli ipovedenti ecco l'uovo di colombo: far correre gli ultimi metri dell'atleta, nella gara a staffetta, “cieco”, con l'atleta subentrante che fa da guida. Sembra una cosa semplice, ma chi ha provato assicura di certo che non è così. Provare sulla propria pelle la “disabilità” è di certo un ottimo esercizio per capire, ma soprattutto per mettersi nei panni delle persone che la vivono.
La gara giunta, alla quarta edizione, si pone, a tutto diritto, tra le prime posizioni delle sei ore; lo dimostra la partecipazione di 45 staffette e di un'ottantina di atleti che correvano per la classifica individuale.
Numeri di tutto rispetto quindi, ma la fama della gara è andata anche fuori regione (beh, forse anche per merito mio); infatti ai nastri di partenza vi era anche Giordano, che veniva da Jesi.
Conosco Giordano dal secolo scorso, quindi amicizia di vecchia data.
Naturalmente la conoscenza è avvenuta sui campi di gara, dove ci si incontrava spesso. Poi, per vari motivi, le sue partecipazioni si erano diradate fino ad una pausa di … riposo di qualche anno. Ha ripreso a calcare le “dure strade” delle competizioni da circa tre anni e la sua gara preferita è diventata la “6 ore”, gara da fare in tutta tranquillità, senza l'assillo del cronometro; sono sei ore di corsa senza l'ossessione del conteggio dei chilometri finali; Giordano è della vecchia guardia: “Comunque vada, sarà sempre un successo!
Giordano (Lucidi) è un nome che a molti non dice nulla, ma è stato con William (Govi), Enrico (Vedilei), Sergio (Tampieri) e Mario (Ferracuti), il promotore di un'associazione che riunisse, come era per altri stati, chi avesse all'attivo più maratone, fin dalla fine degli anni ottanta. È lui che stilò la prima classifica ufficiale, alla fine del 1996; per essere precisi la classifica era relativa a “Italian Multimarathoners … over 100 marathons”, di cui era il segretario. Sappiamo tutti come si è evoluta l'associazione da allora.
Ci siamo rivisti altre volte negli ultimi anni, ma è stata la prima volta che ambedue avevamo il pettorale di gara. È stata l'occasione per correre assieme alcuni giri, beh, non esageriamo, per chiacchierare. Abbiamo ricordato i vecchi tempi e prospettato un suo rientro a pieno titolo nel club, di cui è stato uno dei soci fondatori, ma … secondo lui è un'impresa difficile, in quanto ora stenta a trovare lo spirito con cui l'associazione è nata. Ho ripensato a queste sue riflessioni e devo dire che non ha tutti i torti. "Ma questa è tutta un'altra storia”, come direbbe Roberto Brighenti. Alla gara ho pure ritrovato il bresciano Adriano; anche con lui ho corso, beh, qui sì, affiancato un paio di giri ed è stata l'occasione per ricevere informazioni su Vitaliano (chi non ricorda il “Diavolo Rosso”, famoso non solo per le sue imprese podistiche, ma anche per le sue cronache pubblicate sul sito dei Runners Bergamo?). Notizie non proprio positive: ha rifatto con operazione chirurgica entrambi i menischi, ma ora che si è trasformato da “Diavolo Rosso” in “Uomo Bionico”, non solo non corre più, ma anche il semplice camminare gli crea problemi.


Problemi fisici che pure affliggono Roberto ed Annette, spesso miei compagni di gara. Ma potevano stare lontani dagli amici podisti? Certo che no! Eccoli quindi ad Azzano, armati di macchine fotografiche e mentre, con il passare del tempo, a noi veniva il mal di gambe, a loro veniva un crampo al dito indice. Devo ringraziare Annette per le foto che accompagnano questo articolo. Credo di non avere avuto questi primi piani neppure durante il servizio fotografico del mio matrimonio.

 Il sole sta per tramontare ed ecco materializzarsi a bordo strada Sandro, anche lui fermo ai box per problemi fisici. Mi spiace non aver potuto chiacchierare con lui, avrei volentieri raccolto di persona le emozioni da lui avute nella “100 chilometri di Asolo”. Non conoscevo la sua abilità nascosta: quella dello scrittore che racconta emozioni e non dati tecnici di una gara. (Quello che vorrei fare io con i post pubblicati su questo blog). Vi invito a leggere il suo “racconto”, pubblicato sul sito dei Supermarathon – vedi -.Mancano due ore alla fine della gara e si materializza la Pecora Nera Ferdinando. Io sono quasi alla fine della mia gara (traguardo a 42.195 metri) e lui, volendo scaldarsi per la sua frazione di staffetta, approfitta del “mio” traino per questo scopo, correndo al mio fianco per un paio di giri. È inoltre l'occasione per ricordare l'altra Pecora Nera: Fausto, ricoverato all'ospedale per i postumi di un brutto incidente. A Fausto i nostri (… e, credo pure i vostri) auguri di una pronta e completa guarigione, con la speranza di ritrovarlo al più presto allineato al via di una gara.
Ormai siamo alla sesta ora, la mia gara è terminata, traguardo maratona raggiunto (e per la verità superato). Alla prossima!  

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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